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![]() pagine 64
autore: Antonio Lami |
Prefazione Non è facile presentare un poeta perché non è semplice dire cosa sia un poeta. Ma come, non è uno che scrive di poesia? Il problema è solo spostato e si converte in un altro: cos'è la poesia? Innumerevoli sono le risposte, tante quante i poeti che l'hanno composta, ciascuno secondo la propria intenzione e la propria poetica. Solo il riconoscimento dei lettori che proveranno “simpatia”, e il tempo che cancella o impreziosisce potranno dire la qualità ed il valore di questa poesia e del suo autore. Allora presento Antonio. L'ho conosciuto fra i banchi dell'istituto tecnico industriale di Pavullo, io insegnante di lettere e lui allievo, uno fra i tanti. Lo ricordo silenzioso, riservato, molto ricettivo e poco estroverso. Le sue origini montanare e contadine, di cui andava fiero, si rivelavano in un certo modo molto concreto di ragionare, coi piedi per terra e senza grilli per la testa. (Dove erano i segni distintivi del poeta?). l'esame di stato concluse con il massimo dei voti e un encomio della commissione il suo percorso di studi rivolto a discipline tecniche. Poi il lavoro e, inaspettatamente per me, ecco le prime poesie. Oggi lo leggo e lo trovo alla scoperta di sé, delle proprie radici, della propria terra, secondo un percorso cronologico che evidenzia una crescita interiore e stilistica. Lo avverto anche alla ricerca di un proprio mondo. Quale sarà? Voglio pensare che infinite possibilità si aprano davanti a lui, appena ventenne che pratica la poesia come trasgressione, come piacere proibito, come strappo nel cielo di carta dei comportamenti giovanili omologati. La poesia nasce dalla solitudine che il nostro tempo ci insegna invece a sfuggire per cercare sempre la protezione del gruppo. Nasce dalla sensibilità che il rumore del nostro tempo ottunde e stordisce. Nasce dal coraggio, dall'ostinazione di guardare in noi stessi, mentre tutto al di fuori ci distrae e vuole catturare la nostra attenzione. Veramente, oggi, scrivere poesie mi appare la trasgressione più radicale, l'alternativa più completa alla cattiva prosa quotidiana, la terapia per dare voce al dolore, allo spleen che accompagna la vita. Come lettore – e non come critico perché tale non mi sento – prediligo alcuni testi. Innanzitutto Poesia, che dichiara, in una vera enunciazione di poetica, come le liriche della raccolta siamo “Parole strappate / a una consapevolezza / fuggevole, / a pensieri veloci”, bottino di momenti di particolare lucidità, schegge di autocoscienza che non si mantiene, non dura perché la vita non sopporta di vedersi vivere. Mi piace l'intensità di Momento, la verità di Strappato, la situazione di Ritiro, la chiarezza matematica di Disadatto. Ricordo la notte monella che “sbircia” in Veglia, il “fato dispettoso” di Disappunto, la realtà come “una grande prateria” in Fantasie, le “corde di speranza” che chiudono la raccolta. Ma ci sono molti momenti e tante emozioni nei quali i giovani lettori si riconosceranno, gli amici, le notti, i desideri. Lo stile si affina col passare del tempo verso un'espressione sempre più misurata, sobria e al tempo stesso generosa, che non teme di offrire al lettore frammenti di intimità. Margherita Pini |
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