Perchè Frignano ?
di Maria Pia Cavallini

Molto spesso i nomi geografici o storici rispecchiano un significato intrinseco più o meno chiaro ed illustrativo dell’immagine reale che vogliono suggerire al lettore o al viaggiatore. 
Nel caso della località montana di Pievepelago, ad esempio, si intuisce che il paese di riferimento e la sua chiesa, si trovano ai piedi di un’altura su cui si trova un ‘pelagus’ o lago. Nel caso invece del territorio modenese chiamato Frignano il significato non è immediatamente intuibile, ma mediato da una precisa ricerca storica che muove dallo studio delle peregrinazioni progressive verso l’ entroterra modenese di genti chiamate Friniati che partivano da insediamenti liguri. L’ampio territorio di progressiva occupazione divenne importante zona storica dell'appennino emiliano che, a metà del XIX secolo, denominata amministrativamente "circondario di Pavullo", includeva già a destra del fiume Secchia, anche la valle del torrente Dragone e tutto il bacino del fiume Panaro e torrente Scoltenna, a costituire quasi tutta la zona meridionale della Provincia di Modena, dalle colline al crinale. I Liguri Friniati (Friniantes) dall’estremo sud orientale ligure furono sospinti verso le montagne della Pianura Padana dagli Etruschi e dai Galli Boi che insieme ai Celti avevano da tempo influenzato profondamente i costumi locali della pianura stessa. 
La vita dei Friniati, tuttavia, divenne problematica anche sulle alture appenniniche, a causa dell’arrivo dei Romani, contro i quali si trovarono ad ingaggiare strenue lotte di villaggio in villaggio. Alla fine però i contendenti si trovarono fusi in un’unica popolazione abbastanza pacifica, soprattutto perchè i coloni Romani, che evidenziavano efficaci livelli di esperienza amministrativa ed organizzativa territoriale, seppero trasformare e contribuire positivamente all’evoluzione agricolo-sociale di queste zone. 
I Romani infatti, diedero subito al territorio autonomia amministrativa e giurisdizionale, costituendo l’efficiente praefectura della colonia di Mutina (Modena), che si modificò in struttura militare bizantina, governata da un tribunus, al quale dopo conquista longobarda subentrò la figura autorevole ed autonoma rispetto all’autorità di Modena, di un gastaldo. 
Della stessa prerogativa godette anche il successivo comitatus Feronianense di età carolingia, vasto distretto governato dal conte di Modena e distinto dalla città. Il comitatus aveva come capoluogo il castrum Feronianum, localizzato nei pressi di Pavullo. Si fondarono inoltre il Comune federale frignanese (secoli XII-XV), che rappresentava i comuni di valle ed il Consiglio provinciale del Frignano nei secoli XV-XVIII, la Provincia Estense del Frignano (1832-1859) e, nel Regno d'Italia, il Circondario e Sottoprefettura di Pavullo (1859-1926). 
Capoluogo del Frignano fu dapprima Sestola, dove dal XV secolo si riuniva il Consiglio provinciale e vi risiedeva il governatore estense, poi, dal 1832, Pavullo, dove si era stabilito il nuovo delegato governativo estense ed in seguito, il viceprefetto dell’Italia unificata. Attualmente è soprattutto questa comunità montana, accentrata attorno a Pavullo, ad essere denominata ‘del Frignano’ in quanto vi si riconoscono maggiormente costumi, tradizioni e consuetudini omogenee di autentica e antica radice.Non si pensi però che le ‘peregrinazioni’ dei Friniati siano state di tipo ‘passivo’ sospinte dalle etnie di pianura, in quanto ebbero invece carattere di forte reazione partecipativa e bellica ad importanti eventi storici coinvolgenti le terre di origine.
Già alla fine della 2° guerra punica i Liguri che avevano militato attivamente sotto le insegne del fratello di Annibale , nelle loro scorrerie espugnarono la fortezza romana di Piacenza, altri invece seguirono Annibale in Africa per opporsi a Zama alle legioni di P.C. Scipione. 
Altri Liguri ancora nel 180 a.c. furono invece deportati nel Sannio ed alla deportazione non sfuggirono nemmeno i Friniati e gli Apuani che all’estremo est, nelle valli di montagna, si opposero strenuamente ai nemici fino alla sconfitta. Quanto sopra a farci comprendere come ogni tipo di invasione etnica territoriale, sia essa bellica e cruenta, sia essa silenziosa e progressivamente inavvertibile, non può non cambiare profondamente ed inevitabilmente le caratteristiche locali e sociali di qualsiasi territorio, rendendolo peggiore o migliore a seconda della capacità organizzative e responsabili delle diverse etnie di fondersi pacificamente e cooperare al fine del bene comune.






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