Le capanne celtiche
foto e testo di Maria Pia Cavallini

Inerpicandosi sulle alture meno frequentate dell'Alto Frignano modenese, non è raro notare, al di là dei cespugli, il dorso 'a scaglie' di una strana 'creatura architettonica' che sulle prime suggerirebbe alla fantasia la sagoma di un drago addormentato, ma che poi rivela essere soltanto una umile capanna, sulle cui misteriose origini 'celtiche' parecchi studiosi si sono cimentati, mettendo a confronto svariati dati ed elementi storici. Si contano alcuni sparsi esemplari nel territorio, casupole nate con vocazione agricolo pastorale, abitativa e di ricovero delle greggi.Il tetto caratteristico 'a gradoni' favoriva lo scioglimento delle nevi ed agevolava le opere di riparazione.
Essendo questa caratteristica del tetto comune anche ad alcune 'casere' delle prealpi bellunesi, l'articolista di 'Italia Nostra' n.229 Mauro Vedana ha ipotizzato che possa essere stata introdotta nel nostro paese dalle ultime migrazioni germaniche, nonché dai Franchi, tra il V e VIII secolo a ricordare anche i vecchi quartieri di Gand e Bruges..
Origine troppo recente, ebbe a commentare il compianto Prof. Battista Minghelli, un appassionato studioso di Roncacci in Sant'Andrea Pelago, che riconobbe quella tipologia architettonica propria di genti di razza celtica che per prime, dal X al III sec. a.C., provenendo dalla profondità di territori di Germania, Cecoslovacchia, Polonia, Ucraina e Bielorussia, l'avevano introdotta e realizzata in larga parte dell'Europa occidentale e mediterranea. Francia, Isole Britanniche, Spagna ed Italia del Nord, anche là dove 'non giunsero mai' le invasioni germaniche dal V all' VIII secolo. Tetti a gradoni sono presenti anche in certi palazzi secenteschi a Torino, Strasburgo, Amsterdam, ma le testimonianze di tetto 'pinnato' allo stato prettamente rurale, sono una esclusiva tutta italiana del territorio del Frignano Modenese, località appunto di Sant'Andrea Pelago, Alto Fiumalbo e declivio del Versurone che offre alla vista ancora 3-4 capanne in stato di rapidissimo degrado.

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Gli esemplari meglio conservati si trovano nei pressi di Sant'Andrea Pelago, zona aspra e riposta che, proprio per questa sua scarsa accessibilità, ha meglio tutelato nel tempo queste arcaiche costruzioni.
Una di esse è straordinariamente grande, suggestiva, integra, con il tetto restaurato da Luigi Guerri, secondo tradizione, in paglie di segale fiorentina i cui semi però hanno attirato l'attenzione distruttiva dei topi ed al cui recupero è intervenuta successivamente l'Accademia Artistica dello Scoltenna, su indicazione del Lions Club di Pavullo. La grande capanna fa bella mostra di sé in località Roncacci, nome del luogo derivato da una leggenda narrante che una vedova uccise a colpi di roncola uno dei banditi che insidiavano i suoi armenti. Oltre la capanna si gode la vista di uno splendido panorama in cui spiccano le cime del Monti Giovo, Bella Addormentata e Monte Nuda.
Funzionale e stravagante certo il tetto 'a scaglie' della capanna celtica, come può esserlo quello di una pagoda giapponese o quello slavo 'a cipolla' ad indicare una grande sensibilità artistica del popolo celto; un tetto reso tanto leggero dalla paglia da non appesantire il sottotetto in travi di faggio tenute assieme da viticci intrecciati. Edificata solitamente su piccola altura, la capanna era abitata al piano superiore, mentre gli armenti stazionavano al piano inferiore e riscaldavano l'ambiente, gli attrezzi riposti sotto il portico antistante, tipico solo della capanna di Roncacci ed il fieno che poteva essere stipato agevolemente nella 'teggia' tramite imboccatura a fil di terra.
D'altra parte, i tetti di paglia che sono comuni anche nei paesi nordici, Inghilterra, Irlanda, Belgio Danimarca proteggono in modo ideale l'abitazione dal freddo e dall'umidità. Più volte il Prof. Minghelli si è appellato, per un urgente recupero di queste preziose vestigia storiche, alle Amministrazioni Locali, Comunità Montana, Provincia e Regione, appello che noi rilanciamo dato che affidare questi restauri al privato significa limitarne parecchio l'esecuzione ad arte, sia per ragioni finanziarie che di specifica competenza, come rivelano le capanne di Fiumalbo riparate alla meglio con improvvisate lamiere.
Le capanne celtiche, collocate sulle alture, costituirono storicamente l'ultimo baluardo opposto dai fieri Celti all 'avanzata romana. Furono I Romani infatti, all'indomani della guerra punica, ad estendere il loro dominio nella pianura padana e, ciò facendo, provvedettero strategicamente a sospingere i Friniati , abitanti dell'appennino modenese verso il Monte Cimone e la Toscana, attraendo al contempo sull'alto Frignano spopolato, ma soggiogati al loro potere, i Celti che tanto pacificamente se ne stavano insediati in pianura.
Da allora, l'idioma del Frignano fiorì di tantissime espressioni celte , con la pronuncia ad esempio di 'u' chiuse e parole tronche come 'bracc' 'brass' (braccia) che evidenziano elisioni tipicamente celtiche.
Manufatti celtici sono anche le 'Marcolfe', sculture in pietra che ritraggono volti e fattezze umane, apposte solitamente sopra la porta d'entrata o sulla facciata della casa per intimorire gli spiriti maligni. Fattezze tanto sgraziate che ne nacque l'usanza di rivolgere l'appellativo di 'Marcolfa' ad ogni donna scarsamente dotata di beltà. Nella letteratura popolare del '600 fu denominata Marcolfa e, non a caso, la brutta moglie di Bertoldo.






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